Come è cambiato il modo di cercare un medico
Chi cerca un medico oggi può scrivere «cardiologo Roma» su Google, oppure fare una domanda intera a ChatGPT, a Perplexity o ad AI Mode, la modalità a conversazione di Google attiva in Italia dall’8 ottobre 2025. Nel primo caso riceve una lista di siti. Nel secondo una risposta già scritta, con pochi nomi e qualche link: se il tuo studio non compare lì, per quella persona non c’è.
La domanda fatta a un assistente AI è più lunga e più precisa: un cardiologo privato a Roma, in zona Prati, che riceve anche il sabato. Con Google il paziente apre lui i siti e li confronta; con un assistente AI riceve già una sintesi, con il nome di uno o più studi, un breve profilo e spesso un link diretto. Le risposte AI di Google stanno dentro la pagina dei risultati, mentre ChatGPT e Perplexity sono canali paralleli con regole proprie: il lavoro sul sito si fa una volta sola e deve reggere su tutti questi fronti.
Cos’è la GEO, in parole semplici
GEO sta per Generative Engine Optimization: è il lavoro che rende un sito facile da trovare, da capire e da citare per gli strumenti che rispondono con un testo generato, come ChatGPT, Perplexity, AI Overview e AI Mode di Google. Se la SEO ti fa salire nei risultati di Google, la GEO ti fa nominare quando un paziente fa una domanda a un assistente AI.
La parola chiave è citare. Gli assistenti AI costruiscono una risposta e, dentro quella risposta, includono i riferimenti alle fonti che hanno giudicato pertinenti e affidabili per quella domanda. Essere citati significa che il sistema ha riconosciuto il sito come una fonte credibile. Nessuno può garantire una citazione, e conviene diffidare di chi la promette: la GEO è un lavoro di chiarezza e di coerenza, che rende il sito più leggibile e più affidabile sia per le persone sia per i sistemi automatici.
Per capire come GEO e SEO si intrecciano nella pratica, vedi anche come farsi trovare sui motori di ricerca e sull’AI.
Cosa cambia con AI Mode di Google?
AI Mode è la modalità di Google in cui si fanno domande in forma di conversazione e si ricevono risposte scritte, con i link ai siti da cui provengono le informazioni. In Italia c’è dall’8 ottobre 2025, in italiano, come scheda nella pagina dei risultati e nell’app Google. Da maggio 2026, partendo da un AI Overview, si può fare una seconda domanda e passare alla conversazione in AI Mode.
Il percorso del paziente quindi si allunga dentro Google: legge il riassunto in cima ai risultati, fa una domanda in più, poi un’altra, e solo alla fine apre un sito. Ogni passaggio è un’occasione per essere citati oppure per restare fuori. Google dichiara oltre 2,5 miliardi di utenti al mese per AI Overview e oltre un miliardo per AI Mode, nel mondo: sono dati dell’azienda, non misure indipendenti, ma danno l’ordine di grandezza (Google, giugno 2026).
Cosa chiede Google per comparire nelle risposte AI?
Per comparire in AI Overview e AI Mode una pagina deve essere indicizzata da Google e idonea a comparire nei risultati con un estratto di testo: gli stessi requisiti della ricerca normale. Lo scrive Google nella guida sull’ottimizzazione per la ricerca generativa, pubblicata a maggio 2026. In più il sito non deve essere escluso dalle funzioni AI nelle impostazioni di Search Console.
La stessa guida dice cosa conta e cosa no. Conta il contenuto che Google definisce non «commodity»: un punto di vista esperto o un’esperienza diretta, che va oltre le informazioni che si trovano ovunque. Per le attività locali conta la scheda Google Business Profile, che secondo Google aiuta lo studio a comparire sia nelle risposte AI sia nei risultati normali. Non servono invece file speciali, testi spezzati in piccoli blocchi, marcature dedicate o una scrittura pensata per l’AI: la guida di Google lo dice in modo esplicito.
| Secondo Google conta | Secondo Google non serve |
|---|---|
| Pagina indicizzata e idonea all’estratto di testo | File dedicati all’AI, come llms.txt |
| Contenuto con un punto di vista esperto | Testi spezzati in piccoli blocchi |
| Scheda Google Business Profile curata | Marcature schema.org speciali per l’AI |
| Sito non escluso dalle funzioni AI | Testi riscritti in uno stile «per l’AI» |
Questo cambia l’ordine con cui leggo un sito medico quando lo analizzo: una pagina che non è nell’indice di Google non compare né nei risultati né nelle risposte AI. Prima viene l’indicizzazione, poi tutto il resto. La cura della scheda Google fa parte della SEO locale per studi medici, e le recensioni che compaiono lì hanno regole proprie, che spiego nell’articolo su contenuti e recensioni per studi medici.
Cosa serve per comparire su ChatGPT?
Quando cerca sul web per rispondere, ChatGPT usa un programma di scansione di OpenAI chiamato OAI-SearchBot. Secondo OpenAI, un sito che lo blocca non compare nelle risposte di ricerca di ChatGPT, al massimo come semplice link. È il primo requisito tecnico e si decide nel file robots.txt, quello che dice ai programmi di scansione quali parti del sito possono leggere.
OpenAI usa un secondo programma, GPTBot, per uno scopo diverso: raccogliere testi che possono servire ad addestrare i suoi modelli. Le due impostazioni sono indipendenti, come spiega la documentazione di OpenAI sui suoi programmi di scansione: si può lasciare passare l’uno e bloccare l’altro. Un blocco messo per prudenza su tutti i programmi AI insieme toglie il sito anche dalla ricerca di ChatGPT, e non sempre chi lo ha impostato se ne accorge.
| Programma | A cosa serve | Se lo blocchi |
|---|---|---|
| OAI-SearchBot | Trovare i siti da mostrare nelle risposte di ricerca di ChatGPT | Il sito non compare in quelle risposte |
| GPTBot | Raccogliere testi per l’addestramento dei modelli | I testi non vengono usati per l’addestramento |
Lasciare passare OAI-SearchBot è una condizione necessaria, non sufficiente: poi ChatGPT sceglie le fonti in base alla domanda, e OpenAI non pubblica i criteri completi. Quello che si può misurare è il traffico, perché le visite che arrivano dalle risposte di ChatGPT portano nell’indirizzo il parametro utm_source=chatgpt.com, che Google Analytics riconosce. Dopo una modifica al file robots.txt, OpenAI indica circa 24 ore prima che la ricerca ne tenga conto.
Cosa rende un sito medico visibile alle AI?
Un sito medico si lascia citare più facilmente quando ogni pagina risponde a una domanda precisa, dice chi è il medico e cosa fa, e lo dice con parole proprie. Le domande che i pazienti fanno agli assistenti AI sono più articolate di quelle scritte su Google: specializzazione e zona, differenze tra due esami, tempi di attesa, come si prenota una prima visita.
Un sito con una sola pagina generica per tutti i servizi è difficile da citare con precisione. Un sito con una pagina dedicata alla cardiologia, che spiega cosa fa quel medico, dove riceve e come si prenota, entra molto più facilmente in una risposta pertinente.
I fattori che rendono un sito leggibile dall’AI
Pagine chiare per ogni servizio. Una pagina per specializzazione o prestazione, che spiega cos’è, a chi serve, cosa comporta e come prenotare. I testi generici, corti o che parlano di tutto senza approfondire nulla non rispondono a nessuna domanda in modo preciso.
Un punto di vista che è solo tuo. Il riassunto di quello che si legge su cento altri siti non aggiunge niente, e Google lo scrive in chiaro. Conta quello che sai per esperienza: come imposti una prima visita, quali domande ti fanno più spesso i pazienti, cosa spieghi sempre prima di un esame.
Dati strutturati. Sono etichette invisibili al paziente che descrivono ai motori chi è il medico, dove riceve, in quale specializzazione e con quali orari. Aiutano Google a leggere la pagina, ma per le risposte AI la guida di Google precisa che non serve nessuna marcatura speciale: sono ordine in più, non una scorciatoia.
Credibilità visibile. Profilo del professionista con specializzazione, iscrizione all’Ordine, formazione e ambito di attività, e il nome di chi ha scritto ogni contenuto. Un sito anonimo non dà a nessuno, persona o sistema automatico, gli elementi per giudicarne l’attendibilità.
Perché la fonte deve essere autorevole?
Un assistente AI che cita una fonte la presenta come attendibile, e sulla salute un errore pesa di più. Per questo il sito di uno studio medico deve rendere verificabile chi c’è dietro: un medico con nome e cognome, iscrizione all’Ordine, specializzazione, indirizzo e una storia professionale controllabile. Non serve essere famosi per comparire nelle risposte AI: serve essere un’entità reale e riconoscibile.
Perplexity ha reso pubblici alcuni dei criteri con cui assegna le sue etichette alle fonti. Valuta il sito nel suo insieme, non la singola pagina, e si chiede tra l’altro se il sito indica chi ha scritto ogni contenuto e se corregge i propri errori (Perplexity, etichette delle fonti). Perplexity non dice se l’etichetta pesa sulla scelta delle fonti da citare, ma per me l’indicazione è chiara: un articolo firmato e aggiornato è più facile da considerare affidabile di un testo anonimo.
Conta poi la coerenza nel tempo: le stesse informazioni sul sito, nella scheda Google e nei portali professionali, contenuti aggiornati, date visibili. Un sito fermo da anni, con orari o indirizzi vecchi, dà un’informazione sbagliata a chiunque lo legga, persona o assistente AI.
Servono file speciali come llms.txt?
Per Google no. llms.txt è un file di testo proposto per descrivere un sito ai modelli linguistici, e nella guida di maggio 2026 Google scrive che per comparire nella sua ricerca non servono file pensati per l’AI: crearli non aiuta e non danneggia, perché la ricerca di Google li ignora. Chi lo presenta come leva per comparire su Google promette una cosa che Google stessa esclude.
Le configurazioni tecniche che contano sono altre, e meno appariscenti: che Google possa leggere e indicizzare le pagine, che il file robots.txt non blocchi per errore OAI-SearchBot o il programma di scansione di Google, che il sito non sia escluso dalle funzioni AI in Search Console, che le pagine si aprano bene anche da telefono. Sono controlli che faccio io quando realizzo o ottimizzo un sito: al medico non serve occuparsene.
Come capisci se le AI ti citano?
Dal 31 agosto 2026 tutti i siti hanno in Search Console i report dedicati alle funzioni AI di Google. Mostrano quante volte le pagine del sito sono comparse in AI Overview e AI Mode, con quali pagine e in quali paesi. Google ha detto che aggiungerà altre metriche nel tempo.
Per ChatGPT la misura passa da Google Analytics: le visite che arrivano dalle sue risposte portano il parametro utm_source=chatgpt.com e si leggono tra le sorgenti di traffico. Resta poi il controllo più semplice, che faccio sempre per primo quando analizzo un sito: fare a ChatGPT, Perplexity e AI Mode le domande che farebbe un paziente, con specializzazione e zona, e guardare chi viene citato e come viene presentato lo studio.
SEO e GEO: due lavori che vanno insieme
Per Google la GEO poggia sulla SEO: AI Overview e AI Mode attingono alle pagine già indicizzate, con gli stessi requisiti tecnici della ricerca normale. Pagine costruite per specializzazione, profilo del medico completo e scheda Google curata servono a tutti e due i fronti. ChatGPT e Perplexity hanno regole proprie, ma un sito chiaro, firmato e aggiornato è più facile da leggere anche per loro.
La differenza sta nel canale e nel momento. La SEO intercetta il paziente quando sta già cercando attivamente, con una ricerca su Google. La GEO lo intercetta quando fa una domanda più aperta a un assistente AI, spesso all’inizio della valutazione. Curare entrambi i canali riduce le situazioni in cui uno studio è assente quando qualcuno cerca quella specializzazione in quella zona, ovunque cominci la ricerca.
Per il quadro completo su come uno studio medico costruisce la sua visibilità digitale, vedi web marketing per studi medici.
Come si ottimizza, in pratica
Mettere in pratica la GEO significa lavorare insieme su indicizzazione, contenuti e autorevolezza, perché ciascuno da solo dà risultati parziali. Un sito con pagine chiare ma fuori dall’indice di Google non compare. Un sito tecnicamente in ordine ma con testi generici viene ignorato. Un medico con ottime credenziali ma pagine vaghe non risponde alle domande che i pazienti fanno alle AI.
Il punto di partenza è capire come il sito viene visto oggi: cosa c’è nell’indice di Google, cosa dicono le risposte AI sullo studio, cosa lascia passare il file robots.txt. Da lì decido cosa manca e in quale ordine intervenire. Per uno studio con un sito già online spesso le basi ci sono e vanno ordinate; per un sito nuovo le imposto dall’inizio. In nessuno dei due casi posso promettere una citazione: posso rendere il sito idoneo e leggibile, e misurare cosa succede.